Il gatto il Schrödinger

L’ultimo dell’anno ho giocato a quel gioco nel quale ciascuno dei partecipanti ha appiccicato sulla fronte un foglietto con il nome di una persona famosa, e senza leggerlo deve fare delle domande agli altri partecipanti per capire chi sia. Le domande da fare devono prevede solo una risposta positiva o negativa. La prima domanda che uno fa, in genere, è se il personaggio sia vivente.
Allora la prossima volta che giocate, affibbiate a qualcuno il personaggio «gatto il Schrödinger» e divertitevi a dare la risposta giusta alla domanda «è vivo?».
Suggerimenti per la risposta:

  • non si sa e non si può sapere
  • certamente sì, visto che era del 1935
  • quello vero ormai sì, ma la popolarità l’ha reso immortale

La trappola per la scimmia, rivista

Tempo fa qualcuno mi ha raccontato che se si lega una noce di cocco vuota per terra o ad un albero, le si pratica un buco e la si riempie con una manciata di riso, allora si è realizzata una trappola per la scimmia. Difatti la scimmia — che è una gran curiosa — scova il riso, infila la zampa nel buco e afferra il riso, ma non riesce a tirare fuori la zampa perché quando è chiusa forma un pugno che non esce dal buco. Per liberarsi dovrebbe mollare il riso, ma la cosa non le passa minimamente per la testa.

Bene, io ieri ho scoperto la mia trappola; una trappola dalla quale sembra impossibile uscire nonostante sia semplice: avevo fretta di andare via ma stavo facendo una telefonata che volevo chiudere presto, però mi è stato passato un bimbo piccolo, di quelli che cominciano a dire le prime parole, e mentre la sua mamma gli chiedeva di dirmi qualcosa, io attendevo e facevo la mia parte. Dopo un po’ volevo terminare la chiamata, ma la mamma (che si sentiva in lontananza) continuava a stimolare il bimbo senza che lui dicesse nulla. Allora io ho cominciato a dire «devo andare!» anche alzando un po’ la voce per farmi sentire dalla mamma, ma nessuno mi sentiva e il bimbo continuava a non parlare… siamo andati avanti per un bel po’ e io mi sono sentito in una trappola dalla quale non potevo uscire 🙂

Il colore del razzo fumogeno di SOS

L’altro giorno, in spiaggia, vediamo che una grossa barca da turismo lancia quel segnale che lascia la scia di fumo. Il signore che gestisce il bagno se ne accorge per primo e chiama la capitaneria di porto. Intanto qualcuno tira fuori un binocolo e tutti cominciano a passarselo. La persona al telefono spende parecchio tempo con la capitaneria, e intanto si vedono delle altre barche che si avvicinano a quella in questione, ma dopo averla quasi raggiunta se ne vanno senza fermersi lì.
Tutti ci interroghiamo sul perché e sul per come, ma non abbiamo nessuna risposta. Dopo un po’ dalla barca comincia ad uscire una fumata, come quella di un motore che non riesce a partire. Altre barche vi si avvicinano, ma poi si allontanano. Alla fine, dopo forse un’ora, la barca riesce a partire e continua la sua rotta come se niente fosse successo.
Dopo circa un’ora arriva una telefonata, al bagno, da parte del capitano di quella nave. Dice che ringraziava tutti per il tentativo di dare aiuto, ma si trattava solo di una esercitazione, cosa che sarebbe stata testimoniata (così ha detto il capitano) dal colore del fumogeno, che era a metà tra l’arancio e il rosa.

Tolleranza zero contro gli hacker in erba?

Siamo dunque arrivati a questa conclusione: per evitare che ci siano nuovi hacker si deve avviare una «zero tolerance for hacking in schools and early intervention […] to strengthen the moral values of students against hacking and channel their interest in computers in a positive direction.»

Sinceramente non sono d’accordo per nulla con la prima parte, cioè la tolleranza zero, che è sempre un comportamento negativo perché punta al muro contro muro; mentre invece mi pare decisamente corretto rafforzare la morale e il senso civico.

In questo articolo manca però un consiglio che io invece mi sentirei di dare a chi ha a chi dovrebbe avere una «tolleranza zero»: una volta identificati questi personaggi, invitarli a migliorare il software che loro stesso hanno «bucato».

http://cacm.acm.org/magazines/2013/4/162513-why-computer-talents-become-computer-hackers/fulltext

Una corsa da Re

Domenica scorsa ho corso la 10km che percorre i giardini della reggia di Venaria e il parco della Mandria. Tempo totale effettivo: 50’25” circa.

Corsa a 13°C, partenza alle 10 di mattina, per gran parte sterrato. Si è trattato di un bel percorso,ma c’è stato un intoppo a mio parere piuttosto importante nell’organizzazione: dal punto di arrivo non era affatto facile tornare al parcheggio, quindi molti podisti, semi congelati, hanno avuto parecchie difficoltà a tornare all’auto per potersi coprire con la tuta.